
La scatola della vita
contiene l'immenso puzzle
della nostra esistenza

Soltanto frantumando noi stessi
in mille pezzi
e avendo la pazienza di ricomporli
uno ad uno allora
soltanto allora
potremo riconoscere l'ultimo Dio
in fondo a noi

E saremo tutt'uno con il mondo
ed il mondo sarà nostro
e cammineremo sciolti
da ogni legame
senza più paura

senza più veli neri
perché chi ci condurrà
sarà il cielo
il mare e la terra

L'immenso puzzle
della nostra esistenza
sarà completo
perché nessun pezzo
si sarà perso
negli inferi del purgatorio.


La neve
cade fitta su rami stanchi
di quei corpi della natura

Il ghiaccio
congela ogni loro sentimento

L’inverno si lamenta
perché ha troppo freddo
e lentamente indurisce
ogni piega
di lenzuoli vuoti
Scorrono via gli anni
di quella innocenza stemperata
tra voli sorprendenti
e scuri turbini
che si sollevano
verso l’altissimo sacramento

Ogni inverno
patisce il suo freddo
tra raggi strappati alle proprie aurore
come fauci di cuori cocenti

Gli occhi tremano e lacrimano
intorpiditi dall’aria gelida
filtrata dalla nostra mente

Le ali di fango
come vergini ritornano a Dio
con innocui lamenti
tra scossoni e folate

Anche l’invero ha freddo
ma lascerò che il tempo
dia tempo al tempo
nello scorrere dei mesi
i giorni torneranno a riscaldare


Atteso è quel momento
di ripercorso
nella voglia di ricordare
e risentire
il profumo di muschio e terra
i miei preferiti
dove campeggiano da sempre
un presepe bizzarro come me
con tanto di albero al suo seguito
Logorato dal tempo è
rimembrare immagini
impresse nella mente satura
Quel non dormire
aspettando la mezzanotte
o crollando dal sonno
aspettando il giorno dopo
di un’alba trepidante
Arance e frutta secca
panettone e torrone
arrosti con patate e salse
e i soliti antipasti
conditi da verdure
sott’olio e sott’aceto
senza dimenticare
una diabetica mostarda

La pancia piena
e il tempo che non passa
l’unico passaggio continuo
è per le vie affollate
dagli ultimi nervosi ritardatari
che acquistano regali
più per obbligo che per desiderio
Luci di paese
che brillanto tra lampadine bruciate
e insegne di Buon Natale
che girano in una ruota annuale
da paese a paese
dove spesso qualche paese stesso
ancora a Pasqua
le ha sospese in aria
Chiese che pullulano
di peccatori giornalieri
ma che impeccabilmente sfoggiano
le loro maschere e divise migliori
per sentirsi poco scusanti
verso il proprio Dio
e appagati dal loro umile gesto
di sacrificio umano
Ed allora alla fine
cosa conta di più del Natale?
soldi o regali
ricicli dell’anno prima
o borbottii d’ insoddisfazioni
per quelle non speranze
di ricevere ancora qualcosa di vano
No
almeno per quanto mi riguarda
è l’adorabile certezza
di una contentezza invisibile
se non ai miei occhi più sereni
dell’affetto della mia famiglia
che niente e nessuno
potrà mai negarmi
o regalarmi

L’eclisse sensato e sentito
non è nella febbre dei sensi
che si logorano e si consumano

Non è nel possesso del corpo

Ma nella passione completa
di tutto il proprio soffio vitale

Nel sacrificio
di tutto il proprio essere
Nell’annientamento
di tutto se stesso egoista
in favore anche dell’altro
Ed è così
che in questo eclisse
vi è uno che eclissa di più
e l'altro che si lascia eclissare

Ma vi è sempre uno dei due
che eclissa meglio
e dona tanto intorno a sé
Che anche l'altro
a poco a poco
è attratto da questo eclisse
nel quale vi è certamente il riflesso
di un’umanità migliore
solo chi non comprende
è veramente cieco
anche se passa
per le vie del mondo
con occhi ben aperti


Nella donna ben spesso c’è un’anima
che affiora all’esistenza terrena
satura di luminosità d’eclisse
Che deve costituire l’atmosfera
di un piano superiore
a quello dove gli uomini
muovono i loro passi
Poiché essa eclissa sempre
oltre gli orizzonti maschili
la donna è più vicina dell’uomo
al suo destino

Essa lo intuisce
con maggior rapidità
e lo identifica
tra mille altri

Lo sigilla del suo possesso
con una logica che è
più facilmente istinto
E’ nel silenzio che
guardandosi negli occhi
a volte sino ad un pianto
di dolcezza infinita
sembrano scrutare gli orizzonti
dove forse
si sono già incontrati un giorno

Chissà dove
chissà come
chissà quando

Se lo sguardo dell’uomo
serba ancora qualche bagliore
di desiderio carnale
lo sguardo della donna
è già composto
di una dedizione spirituale

E molto prima di dare il suo corpo
ha già donato l’anima
perché la donna è questa
e non quella che cerca il proprio destino.

Le vie sono impervie
quando gli ostacoli
inducono ad una resa dei passi
Imprecano di sostare
finché la vista
possa riacquistare
quel delizioso scoprire
ancora un tenue bagliore

Le gambe sostengono
corpi mezzi solidi
e mezzi liquidi
orami così grevi nel loro
Dolce Stil Novo oscillante

Sono passi che scivolano
sotto una marea
di occhi distratti
indaffarati a vedere
quello che non possono vedere

Solo l’angelo
è libero di volare e vedere
spiando curioso
tra un’anima e l’altra
senza timore di esser visto

Gli occhi fissano
un miraggio
una parvenza irraggiungibile
se non a tentoni
in zone semibuie
ed insicure

Delirio e miraggio
così patetico ed inutile
per chi fa della sua età
un mezzo per poter camminare
senza aver imparato
a stare in piedi


Percorrere quella strada
senza una meta ben precisa
destinazione incerta
o per lo meno
non stabilita

Ma il sentiero
porta a luoghi inseparabili
aspri e logorati
da passi pesanti
in movimenti felpati

Luoghi che assorbono
quel lasso di tempo
tra la partenza e l’arrivo
d’inseparabili apprensioni

Il riposo attende
la stanchezza bagnata
di lacrime perse

Luoghi inseparabili
cosa hanno da rammaricarsi
in quelle nostalgie spossate
che non reggono più
sulle loro povere gambe

Il momento può riposarsi
quando l’ignoranza vive d’incanto
solo e solamente
in luoghi inseparabili


Tu che puoi
fallo
Tu che puoi respirare
l’aria del mio cuore
fallo

Tu che puoi filtrare
il respiro dei miei polmoni
fallo

Tu che puoi addormentarti
nei sorrisi caldi
di sogni ambiti
fallo

Tu che puoi distillare
le rugiade di lacrime vere
su colline di guance vergognose
fallo
Tu che puoi esser
borioso di te stesso
consapevolmente dotto e innato
nella tua vera vena artistica
fallo

Tu che puoi viaggiare
tra gemme folate
di baci e abbracci
parole e pensieri
mesci ogni aspetto della vita

Tu che puoi
fallo


Ogni creatura che svela poco per volta
il suo paesaggio d’anima
è come la tela di un quadro
o lo scorcio di un’immagine
proiettata attraverso la natura
e i suoi colori

Spesso chi parla
dipinge inconsapevolmente
il proprio paesaggio intimo
quel paesaggio così unico
che davanti alla nostra attenzione
non può distrarsi

E tutto questo si denota
dai minimi particolari
che rendono ineguagliabile ogni creatura
alla quale tutto appare evidente

E dopo aver dipinto il proprio quadro
tutto appare così attraente
perché i colori dominano
il senso dell’educazione esteriore dell’uomo
che ha fatto di tutto per coprire
errando quella individualità singolare

Le anime femminili
che si distinguono per una certa morbidezza
di toni e di sfumature
sono più ricche di mezze tinte
mentre i colori più profondi
si denotano nei paesaggi maschili

Ma è tutto così interessante
nel vedere un uomo dipingere
con una delicatezza di tocco
il proprio paesaggio femminile
e certe donne dipingere il proprio paesaggio virile

Vi è sempre in ciascuno
un dato colore dominante che dà il tono alla tela
che costituisce la nota personale

Precisamente come certi paesaggi della natura
richiamano istintivamente
un dato accorto naturale
