T U T T O • U N • M O N D O • D E N T R O • U N A • S O L A • P E R S O N A
![]()
Nome: Aenima 1
Una donna che rinasce ogni giorno...

L'anima e Il Cuore
Ci sono fili invisibili che non li puoi spezzare
perché hanno unito il corpo e lo spirito di esistenze uniche
Mariaelena Animareale

Inside and Outside
Io Anima Femmina Donna Animale
fondo il sacro con il profano. Questa è la mia vita
Aenima

Chi Sono?
IO
semplicemente
IO

bom bom bom … Heartbeat
il ritmo
più magico
che ci sia

e naturalmente
TUTTO
il resto
del MONDO

oltre a questo mondo
infinitamente
roteante
a 360°

nel pieno della percezione
del bene
e
del male

EternamentE con
Dolore
e
FelicitÃ

ascolterò contemplerò
Il silenzio
e
Il rumore

nata sotto
il segno
dello
SCORPIONE

selvaggia46 in Anche l’inverno ha...
Erika2 in Anche l’inverno ha...
azalearossa1958 in Anche l’inverno ha...
Aenima1 in Anche l’inverno ha...
edio in Anche l’inverno ha...
Hadad in Anche l’inverno ha...
flysmile in Anche l’inverno ha...
Aenima1 in 10 nOveMbre 1968
Angelesey in Anche l’inverno ha...
17vixiXVII in Anche l’inverno ha...
oggi
novembre 2009
ottobre 2009
settembre 2009
agosto 2009
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aforismi
contemplare la vita
eclisse
film
il mio dio
inside and outside
la musica il mio ossigeno
pensieri di aenima 1
pensieri di aenima 2
profano è sacro
ricerca
un libro
visitato *loading* volte

Prima di mostrare il cammino ad altri consolidalo in te, se vuoi evitare la sofferenza.

Pratica ciò che predichi.
Prima di cercare di correggere gli altri fa una cosa più difficile: correggi te stesso. Tu sei il tuo solo maestro. Chi altro può guidarti? Diventa padrone di te stesso e scopri il tuo maestro inside.

Facendo del male, tu stesso ti corrompi. Ma facendo del bene, tu stesso ti purifichi. Tu sei la fonte di ogni purezza e di ogni impurità. Nessuno può purificare un'altra persona.

Non trascurare il tuo compito per intraprenderne un altro, per quanto grande possa essere.

Scopri il tuo compito e dedicati a esso con tutto il cuore.

Osservo quel lento movimento mentre ti spogli preso da uno squilibrato piacere carnale, ombre cinesi che si proiettano su una parete nuda e vergine, sono giochi illusionistici del corpo e di voglie.
Ti muovi mentre io ti sto ad osservare in silenzio, è una effusione avita di mano e corpo, corpo e mano.
Molto lentamente mi avvicino a te e ti sfioro con il palmo della mano, ma la mano non basta e così sono le mani che iniziano ad esplorarti, devono scoprire lembi della tua pelle ancora incontaminata, pelle che si bagna dell’umidità della mia lingua.
Ma le mani non si fermano, affondano, plasmano, con il desiderio di sentire la sostanza del maschio.
Il tuo corpo è carne che si incollerisce, si dona in pasto al suo felino, una femmina che dimora nella sua preda, con sobbalzi scostanti di inebriata sostanza.
Mani e corpi, corpi e mani , oramai ubriacati da richieste soffuse di duplice intesa, danno solo corso a sinuose aperture ventricolari, direi che le offerte iniziano ad essere molto generose.
Un aggrovigliamento di mani e corpi, corpi e mani in metamorfosi si attanagliano, si avvinghiano, si fondono mentre si girano su se stesse.
Ci si possiede, mentre io ti posseggo, tu sai di possedermi.
I fianchi entrano nei fianchi, la carne soda entra nei tessuti molli, muscoli che si induriscono, pareti che si allagano, schiene s’inarcano fra gemiti sommersi da inebrianti urla, corpi e mani, mani e corpi che si bagnano, che si cibano, che si appagano, che esplorano strade dei sensi fino a toccare i sentimenti.
Mani flessuose, corpi che scivolano, che stringono, che sfregano, che frugano, mani e mani, corpi e corpi, mani e corpi, corpi e mani.
Bocche avide, bocche voluttuose, estasi precoce e matura, saliva, sapore, odore intenso, sudore e ardore, intensa intensità, inondazioni vaginali, liquidi umori, rivoli che lentamente scivolano lungo le cosce, contorsioni, posizioni, eccitazioni, intimità violenta e dolce, forte e aspra.
Mani e corpi, corpi e mani, masturbazioni eclettiche che implorano di non fermarsi nell’attesa della venuta, omogenee ed eterogenee percezioni non fanno la differenza, tutto è amalgamazione di protuberanze siffatte. Lou Reed - "Walk On the Wild Side"













Respiro e combatto questo turbamento, che si pone tra sfide di conflitti che recano dolore, che vengono individuati in interrogativi ponderati.
Le ansie di perdersi nel buio, obbligano a tenere accesa solo una fiammella elettrica per lunghe notti fredde e cupe, il dolore assale sin inside l’anima dai tempi arcaici.
Come una condottiera che divide il mondo inside in spicchi di conquiste personali, devo saper unire il percorso diviso dagli altri, e poi ritrovato da me stessa.
Scopro così la persona eclissata che è in me, percorrendo tratti già segnati dal destino, da antenati guerrieri in cerca di dolci vittorie pacate.
La dichiarazione diventa l’atto in cui il sognatore solitario incontra il sapere del divenire, e il silenzio di funamboli che percorrono scalzi sulla retta via, di aspiranti cantanti e innati giocolieri, e tutti in coro donano la salvezza al cuore smarrito, e che del silenzio hanno fatto una musica di suoni incantati.
La strada si nasconde in sterpaglie pullulanti, vicino ai margini dell’essere cerca la vita e la propria dimora, prendendo fuoco e riscaldando la terra.
…. E così, come una milite solitaria armata di caponaggine acuta verso il destino, mi trovo quasi vicino alla meta
immersa in ciò che non vivevo da tempo, ovvero l’eclisse totale, che mi ha portato a far rinascere ulivi secolari, che spinti dal vento s’accorgono di ondulare in armonia con il tempo corrente, attraverso il soffio del mio cuore cocente. Red Sparowes - Alone And Unaware, The Landscape ......











Lentamente sfuggono alla mente, quelle immagini dell’estate dentro a una memoria alquanto cleptomane.
Il tempo passa inesorabilmente e i ricordi si affievoliscono sotto una coltre di desideri, disperdendosi in immagini così ovattate, inside alla nebbia umida che ricopre tutta la città con un tale silenzio da spaventare anche i gatti.

La mia vista si sforza per vedere cosa c’è più in là, ma gli occhi bruciano la mente perché si perdono tutti i contorni e le sfumature più belle, quelle immagini non più nitide come qualche mese fa, ma che disperse restano aggrappate a grappoli di tristezza in fondo all’intimo dell’anima, come solo la vecchia Milano sa fare.

Nebbia della mia Milano, un muro o a banchi, così densa, così soffice, inesorabilmente toglie i colori del tempo che incessantemente dipingono le quattro stagioni della vita, cancellandone i segni dalla memoria più fervida, che viaggia a stenti e recalcitrante tra le propria gesta.

Gocce di veleno che si condensano su fili di capelli puliti, inzuppando ogni strato di stoffa, lasciando posto ad una fastidiosa epidermica umidità reumatoide.

Nebbia della mia Milano dolce e malinconica che si insinua nelle viscere del cuore, fonte di vita, di battiti di crescita annosa.

Nebbia della mia Milano triste e sconsolata in quell’oblio venale, non lasciare che tu debba fuggire da me lasciando impresso nel mio sguardo segnali di imminente pericolo, fai che io possa vederli come fossero linfa vitale, che rimangono rimarcati in un angolo della mia luce, attraverso un percorso buio che ricalca ogni mio passaggio.
Usa una punta che possa incidere un segno indelebile nella carne, in ogni battito io sentirò un filo di dolore nel ricordo totale.

Nebbia della mia Milano, fa che questa visione appannata dei sentimenti non arrivi oltre gli occhi ciechi, spingendosi nei cunicoli del vero io, non entrare in me, sfiora solo la mia pelle.
Ma se vuoi, puoi martellarmi l’inconscio con la presenza viva di ricordi ormeggianti.

Nebbia della mia Milano, struggente anima eterna, dolce ladra, accarezzami dolcemente il cuore, rimani con me fino al domani, e domani ti chiederò le stesse cose fino a quando il sole scioglierà ogni particella di dubbio.

Voglio vivere ancora domani di quello che ho inside oggi.


Ænima2 
C’è chi impreca, senza badare alle spese, Per le strade del mondo, vecchie puttane dalla pelle vissuta, Tra l’infinito e le strade del mondo,scelgo di legarmi a questo luogo autocrate che eclisso come la morte, e lascio le congiure di periferia a chi non conosce il valore della vita. Per le strade del mondo ci sono ancora angeli che volano. THE CURE - THE FUNERAL PARTY
condannando espiazioni che inchiodano alla croce il messia.

inspirano ed espirano e tossiscono nuvole di fumo sprecato,
attorno al prometeico fuoco che fa puzzare corpi ed abiti sgualciti, vendendosi al miglior oblatore.

Tra i rifiuti di vita quotidiana
esalazioni dispotiche e amare
assuefanno ogni libidine umana.

Per le strade del mondo, vedo quelle dell’universo, nelle poche stelle della notte scorgo la via lattea e mi accingo a trovare un embrione di parola per ogni rinascita futura,
che partorirò in dolci e amari versi di teatro veritiero, senza copioni, senza attori.



Metti una musica dolce e rilassante. Poi prendi un notes e una penna e lascia vagare la mente. Ritorna indietro al passato, e pensa a tutte le cose per cui sei arrabbiato con te stesso. Scrivile tutte. Talvolta è più facile perdonare gli altri che se stessi. Spesso siamo duri, da noi pretendiamo la perfezione. Ogni errore che facciamo deve essere severamente punito.
E’ giunto il momento di superare questo vecchio atteggiamento perché è attraverso gli errori che possiamo imparare. Se fossimo perfetti, non avremmo nulla da imparare, non avremmo bisogno di stare sulla terra. Inoltre, essere “perfetto” non ti guadagnerà neppure l’eclisse e l’approvazione dei genitori, ti farà solo sentire in torto e mai abbastanza bravo.
Lascia questo peso e smettila di trattarti così. Perdonati. Datti lo spazio per essere spontaneo e libero. Non hai bisogno di provare vergogna e sensi di colpa. Ricordati quanto era meraviglioso correre libero da bambino! Esci, vai sulla spiaggia o in parco, o anche in un parcheggio vuoto, e mettiti a correre liberamente: non una corsetta composta, ma una corsa libera e selvaggia; fai le capriole, salta, e mentre lo fai, ridi! Porta con te il tuo bambino interiore e divertitevi.
Che importa se qualcuno ti vede? Questa è la tua liberta! The Mystery Of Bulgarian Voices & Music 29 - Koji lio sherian







È così lievemente lontano,
tanto quanto fugacemente vicino da dover dissolvere
in un solo soffio le tracce di presenze temporali ed assolute,
dal ricordo presente ancorato alle mie radici più profonde.

E’ così lontano l’olfatto del suo profumo di muschio bianco,
che ondeggia nell’aria che respiro sulla terra umida.

Ma è così vicino parallelamente alla mia mente,
da poter vedere in ogni angolo retto,
quell’inclinazione giusta nel sentirlo dentro di me
in ogni vibrazione della sua essenza,
in ogni silenzio della sua esistenza,
in ogni sibilo della sua potenza.

E’ così vicino da percepire una eccitazione lungo la schiena,
ustionata dal liquido bollente che brucia la pelle
e dentro a quello sguardo imponente,
umido di lacrime preservative
addosso a quel corpo criptico e sterile.

E’ così lontano da non distinguere o evidenziare,
il sogno dalla realtà o la realtà dal sogno.

Eppure è così vicino da annientare il passato, non pensare al futuro
e vivere il presente, perché è oggi che appartiene alla vita.
La vita è adesso e lui è colui che è così ora.
Quando cammina sul mio corpo immobile
le impronte sprofondano nel limbo del cuore,
risucchiate senza nessuna alternativa
dalla turbina dell’intero sistema.

Lui è colui che è così

Antonio Ligabue
vero nome
Antonio Laccabue

L’arte difficile di un pittore senza regola
Ligabue ha avuto un'esistenza difficile. Figlio naturale di un'italiana emigrata, ha sempre ignorato il nome del padre. Viene affidato ad una coppia di svizzeri tedeschi, non verrà legittimata la sua adozione, ma il bambino si legherà moltissimo alla matrigna, con un insolito rapporto di amore e odio. Entra in un collegio per ragazzi handicappati, è curato per qualche mese in una clinica psichiatrica e qualche anno dopo è espulso dalla Svizzera su denuncia della madre adottiva e ritorna in Italia dove vive come vagabondo, viene internato in un manicomio in "stato depressivo", poi viene dimesso. I critici e i galleristi cominciano ad occuparsi di lui.

Un personaggio inquietante, diverso, strano; per quella sua miseria solitaria, consumata rintanandosi tra gli alberi, le nebbie e le calure della Bassa Padana , sentiva gli animali come compagni, li comprendeva e li amava più degli uomini: e ad essi più che agli uomini, voleva assomigliare. Portava i suoi deliri sulle tele, mostrandoci tigri con fauci spalancate, insetti in ogni tela e scene cruente di lotte animali. Probabilmente la tigre era proprio la rappresentazione di se stesso, qualche volta vincitore su lepri e gazzelle, qualche volta sopraffatto da scorpioni e scarafaggi giganti, ma però anche mostrava l’aspetto rurale della campagna, con tanti dipinti sul pascolo, sulla vita di campagna così com’è, semplice e faticosa. Le opere figurative dense e squillanti, traboccano di nostalgia, di una violenza ancestrale, di paura e di eccitazione, di dettagli ugualmente minuziosi dalla profondità di un'incredibile memoria visiva e da una immaginazione ancora più prodigiosa. Anche se si ritrovano nei disegni gli stessi soggetti che dominano nei dipinti, questi tuttavia hanno altri esiti, non sono mai abbozzi, studi preparatori delle tele.

Ligabue disegnava facendo forte pressione con la matita sulla carta - ecco una ragione che gli renderà congeniale la puntasecca -, ma con tratti nervosi, insistiti, spesso frantumati e ripresi e collegati . Un segno non sempre pulito, ma fortemente espressivo, rude perfino, nell'aderire all'urgenza dell'ideazione, impacciato talvolta nella resa delle forme, ma sempre fortemente strutturale, definitorio, con esiti talvolta plastici. Un disegnare più da sculture che da pittore, più teso a definire le masse, i volumi, gli spazi scuri e chiari, che le atmosfere. Un segno spigoloso, che si aggruma, aggroviglia in un disordine apparentemente confuso di linee tracciate senza pentimenti, di getto, che rendono alla fine la plasticità di una criniera, la prospettiva di una giungla.

L'impaginazione grafica, il taglio scelto nella composizione esaltano la centralità della figura o delle figure prevalenti. Si accentua il senso di potenza che emana da queste figure. Così gli autoritratti, nell'accentuarsi concentrazione dell'immagine, rendono in pochi tratti situazioni psicologiche ed emozioni senza mai scadere o sfiorare la caricatura. Guardando un disegno, si ha l'intuizione dell'animale nella sua fisicità, nel suo movimento, nel suo esistere e sembra che nessuna meditazione vi sia stata tra l'artista e l'animale anche se invece sappiamo che disegnava, come dipingeva, ricreando l'immagine in sé, a memoria si potrebbe dire, esaltare ciò che è vitale, per evitare un senso di imbalsamazione o di opaca illustrazione.

In generale una mostra bella, interessante anche se ripetitiva con più di 250 opere che son tante, e molte alla fine sono simili, autoritratti, tigri, scarafaggi e vita di campagna.
Ma d’altronde Ligabue dipingeva per sé, per liberarsi proprio dai suoi demoni.


Mi risveglio ogni giorno chiedendomi di quale giorno sto parlando,
in un mattino senza luce, in una notte senza buio
mentre scivola il mio corpo tra le onde di un mare boreale e le aride terre increspate, sbattendo l'esistenza lungo uno sconfinato letargo permanente, dove il sonno cerca un dolce rifugio per ripararsi dalle sofferenze della vita.

Cerco a stento e vado a tentoni per un contatto quasi umano, ma la stanza è oscura e le pareti sono nere, nessun’alba si affaccia sul crepuscolo del paradiso, e così si perde nella vastità del silenzio infernale della mia anima senza frontiere.
Tutta una vita in un magma di emozioni, spesso regolari e spesso contraddittorie, che cercano una via d’uscita tra le tante, ma che ancora non trovano la strada giusta perché non mi è ancora concesso di poterla trovare.

Eppure il proverbio dice che “tutte le strade portano a Roma”, ma sarà vero? Non so se crederci ancora, certo è vero che a tutto vi è un rimedio, perché la chiave del cuore sta inside a me e a volte apre le porte, o le chiude, a volte accende il motore, o lo spegne, un giorno persino ho perso la chiave del cuore, ma per fortuna avevo quella di scorta, ma sfortuna vuole che la persi ancora, ma vista l’esperienza della prima volta, per precauzione ne feci fare parecchie di scorta.

La velocità non mi fa paura, ho il turbo nel corpo, adoro non fermarmi, detesto le code e le cartine, ecco perché pure il navigatore esistenziale mi appartiene.
E’ così che ho tracciato percorsi di strade, cammini e viaggi, ho dato nomi alle mie vie, ho dato un senso ai controsensi sempre con la chiave inserita nel mio cuore.
Ho imparato che le vie non sono tutte parallele, tanto meno dritte, ma ciò che mi ha fatto arrivare sin qui, sono proprio le strade secondarie e molto sconnesse.
