Esce dalla folla delle comparse
e sceglie un’anima
per darle un posto
di protagonista

Allora che i lumi
siano accesi o spenti
poco importa
perché sapendo
che sarà la sola spettatrice
e attrice
essa accetta e continua in silenzio
con il suo destino
senza voci e senza echi

Sono i destini delle comparse orfane
d’eclisse e di gioia
e l’unico loro conforto
è di consolare
senza saper sorridere

Queste anime non parlano mai
della verità racchiusa
nella tomba del loro cuore

Ma se ne vanno
per le vie della vita
drappeggiate in un austero silenzio
che le eleva a dignità di simboli

Inchiniamoci
quando le vediamo passare

Ogni destino è un filo
ogni filo da molti punti
e tutti i punti
lasciano un segno

Ma solo domani
sapremo il valore del ricamo

Impariamo da queste anime
a lavorare in silenzio.


Se ti avvicini al dolore degli altri
comprendi che la sofferenza
è una misteriosa armonia
di cui non conosciamo
che poche battute

Ma forse basta possedere
una nota sola
per decifrare qualche motivo
dell’infinita dolente sinfonia
del mondo

E ci si convince che il dolore
custodisce
quasi sempre
il segreto della felicità

D’altra parte
esiste l’infelicità
che sta forse nella volontà
costante
di sfuggire ad ogni forma
di dolore

E questa incapacità di soffrire
deve essere la più essenziale
fonte dei nostri mali

Passiamo per dove altri
non sono passati
né ieri
né domani passeranno
Il dolore
è la strada maestra del mondo
e il nostro orizzonte
si chiude su una
immancabile aurora.


Se un giorno
il dolore batte alla tua casa
non sprangare porte e finestre
ma apri

Non dire
che si è sbagliato di uscio

Che non è il tuo momento
e che doveva
passare dal vicino
Ma spalanca la porta
perché entri
e dagli il posto d’onore

Siediti vicino a lui

Offrigli la ciotola
dell’ospite d’onore atteso
e soprattutto
non lamentarti

La tua voce t’impedirebbe
di ascoltare la sua parola
dato che abbia subito
qualcosa da rilevarti

E fa attenzione
poiché vicino al dolore
sta sempre l’angelo invisibile
che a un momento esatto
lui apparirà
per farti segno
di curvare il capo.

Il dolore è un seme che da fiori
e frutti diversi
per ognuno di noi

E vi è un’iniziazione differente
per ognuno di noi

L’anima reagisce
secondo il proprio temperamento
sorretta dalle forze segrete
che affiorano al momento della prova

Aiutata da altre anime
che le vengono incontro su quella via
attratte dalle affinità spirituali

Ma credo che
come tutte le iniziazioni
questa del dolore
così spirituale
necessaria alla vera evoluzione
proceda a gradi che indicherei così:
rassegnazione
comprensione
accettazione
e interpretazione

Prima bisogna inchinarsi

Questa è la sola legge
per poi comprendere
accettare
e interpretare
il perché
di quel dato dolore
E quando un amico
dirà che la rassegnazione
è la virtù dei vinti
rispondete
che invece è il primo scalino
dell’iniziazione spirituale
della nostra vita.

Ode a quel dolore
che si nutre
della forza dell’eclisse

Che germoglia
nella paura di non farcela

Ma che invece presenzia
tra il silenzio
e il buio

Come un raggio di sole
che illumina la strada svanita

Che scalda il cuore
di quell’innocente
preda del proprio cacciatore
il dolore.

Non tutti gli uomini
riescono a fissare
la propria personalità

Anzi
molti rimangono vittime
per tutta la loro esistenza
di una falsa personalità che li riveste
per debolezza di carattere
o di volontà
per viltà d’animo
o di coscienza

L’originalità
non è un dono di natura
è una faticosa conquista personale
che ha del prodigio

Per questo
che molte piante non danno
né fiori
né frutti
e per ciò non vi sono vite uguali
ma soltanto analogie di vite

Davanti ad un caso qualsiasi
ogni uomo appalesa
la propria individualità

Positiva o negativa
attiva o passiva
generosa o meschina
ascendente o discendente

La legge della natura
serve più per il gruppo
che per il singolo
e ognuno costruisce la propria vita
e se materialmente
ha un padre e una madre
spiritualmente
non è figlio che di se stesso.

L’anima femminile
più delicata e infinitamente più sensibile
riveste il suo eclisse
di una tenerezza materna
e sorregge l’altra anima
la maschile
spesso più debole
e superficiale in eclisse

Quasi sempre più grossolana
e densa di istinti
affinché
liberata dalla scorza pesante
tenda alla luce
e il compito della donna
è sempre il più nobile e il più puro
La donna infatti riesce
eclissando
a dimenticare anche se stessa
identificandosi con il suo eclisse
L’uomo invece
è sempre presente a se stesso
ed egoisticamente salva qualcosa di sé
al possesso dell’altro

L’uomo eclissa nell’eclisse l’avventura
purchè questa non si volti a danno
della sua personalità
e a scapito della sua vanità

La donna cerca nell’eclisse
la sola finalità della sua vita
La parola d’ordine dell’uomo è: godere
la parola d’ordine della donna è: servire

L’uomo eclissa forse più volte
ma la donna
certamente eclissa meglio una volta sola

L’uomo possiede una donna
e anche più donne
ma la donna sola possiede l’eclisse totale


Ci sono prose o dialetti
canti o gorgheggi
che non hanno vergogna
di svelare
il silenzio degli innocenti

Echeggiano in filantropiche fusioni
di empatie goliardiche
che tendono ad avvalersi
della facoltà di non rispondere
Tra mura senza fondamenta
di chi pensa di non avere niente
e invece dentro di se
possiede tutto

Gli inni esistenziali
navigano senza remi
in mari senza destinazione
scivolano in porti
senza attraccare
evitando cappi al collo

Sono onde
che cercano la riva
e mentre il vento cala
le strade s’infiammano
e piangono la vita

La vita s’intreccia con la morte
tra braccia e mani
che hanno condotto l’anima
a pensieri più elevati
e servili
di una misera ricompensa terrena

Gli inni esistenziali
conoscono il segreto dell’eternità
dove l’infinito sfiora
l’attimo che resterà impresso
nella memoria del mondo
nella conoscenza degli esseri
nel futuro di un’umanità spaventata
e tormentata
Le sensazioni provate
scolpiscono l’inno degl’immortali
quelli senza vergogne immorali
sotto forma di inni esistenziali.


La scatola della vita
contiene l'immenso puzzle
della nostra esistenza

Soltanto frantumando noi stessi
in mille pezzi
e avendo la pazienza di ricomporli
uno ad uno allora
soltanto allora
potremo riconoscere l'ultimo Dio
in fondo a noi

E saremo tutt'uno con il mondo
ed il mondo sarà nostro
e cammineremo sciolti
da ogni legame
senza più paura

Senza più veli neri
perché chi ci condurrà
sarà il cielo
il mare e la terra

L'immenso puzzle
della nostra esistenza
sarà completo
perché nessun pezzo
si sarà perso
negli inferi del purgatorio.


La neve
cade fitta su rami stanchi
di quei corpi della natura

Il ghiaccio
congela ogni loro sentimento

L’inverno si lamenta
perché ha troppo freddo
e lentamente indurisce
ogni piega
di lenzuoli vuoti
Scorrono via gli anni
di quella innocenza stemperata
tra voli sorprendenti
e scuri turbini
che si sollevano
verso l’altissimo sacramento

Ogni inverno
patisce il suo freddo
tra raggi strappati alle proprie aurore
come fauci di cuori cocenti

Gli occhi tremano e lacrimano
intorpiditi dall’aria gelida
filtrata dalla nostra mente

Le ali di fango
come vergini ritornano a Dio
con innocui lamenti
tra scossoni e folate

Anche l’invero ha freddo
ma lascerò che il tempo
dia tempo al tempo
nello scorrere dei mesi
i giorni torneranno a riscaldare
